Intervista ad Alberto Marinelli
Entrare in “Arte è Kaos” ad Alassio non è semplicemente varcare la soglia di una galleria. È come aprire uno scrigno segreto senza sapere cosa troverai: un riflesso di luce su una tela dorata, il rosso vivido di una pop art che ti sorprende alle spalle, l’ombra elegante di una scultura luminosa che ti osserva in silenzio.
L’art director Alberto Marinelli ti accoglie con un sorriso che sembra conoscere già il tuo passo: «Dal caos nascono le stelle danzanti», dice, citando il filosofo tedesco Nietzsche. E tutto, da quel momento, prende vita.
Per Marinelli, il caos non è disordine sterile, ma un generatore di vita e di possibilità. Così la sua galleria accoglie metafisica, Pop Art, iperrealismo, figurazione, stampe e locandine firmate: tutto convive senza gerarchie forzate. “Non voglio imporre un percorso – spiega – ma dare stimoli visivi, lasciare che ognuno costruisca la propria esperienza.”
Gallerista “per caso”, come ama definirsi, Marinelli arriva da una formazione in architettura. Disegnava spazi e studiava proporzioni, ma quella disciplina gli ha lasciato un’eredità preziosa: la capacità di leggere un ambiente e di trasformarlo in esperienza. Una collaborazione lavorativa lo ha poi portato nel mondo dell’arte e, col tempo, quella che sembrava una parentesi temporanea è diventata la sua strada. Oggi, oltre a vendere opere, si considera un tramite tra artisti e pubblico, un facilitatore di incontri, un narratore di storie.
Il primo ricordo d’arte? Il Tondo Doni di Michelangelo visto da bambino agli Uffizi tra code interminabili e insofferenza infantile. Un’esperienza negativa, che però ha piantato un seme: rendere l’arte accessibile, ludica, mai distante. “Non frivola, ma capace di stupire senza intimorire”, dice.
Se dovesse scegliere un artista da esporre per tutta la vita, forse propenderebbe per Damien Hirst, “rockstar” capace di spaziare dalla delicatezza dei ciliegi alla brutalità degli squali in formaldeide. Ma la verità è che per lui l’idea stessa di un solo artista è limitante. L’arte vive di varietà e di incontri inaspettati.
Il pubblico di “Arte è Kaos” è eterogeneo: investitori, collezionisti esperti, curiosi, neofiti. “Quello che cerco è la curiosità, la voglia di stupirsi, di trovare un compagno di viaggio da appendere a una parete.” Perché l’arte, per Marinelli, è soprattutto un viaggio immobile: uno spostamento dell’anima che può avvenire davanti a un quadro in salotto tanto quanto in un museo dall’altra parte del mondo.
Il futuro? Per lui è nella collaborazione con mondi diversi: design, hotellerie, location temporanee. Meno fiere (ripetitive e dove spesso il rumore copre le opere), più progetti che avvicinino davvero l’arte al pubblico: un’opera in una hall d’albergo, una mostra in una casa privata, un’installazione in un frantoio.
Ai giovani artisti, il consiglio è chiaro: studiare, vivere, sbagliare.
“La tecnica è fondamentale, ma senza vita diventa sterile. Viaggiate, leggete, amate, odiate. E non mollate, perché è una strada lunga, ma piena di soddisfazioni.”
Alberto Marinelli non vuole essere solo un gallerista. Si vede come una sorta di “profeta” (parola sua, detta con ironia) di un’idea semplice e radicale: l’arte non è un lusso per pochi, ma un nutrimento per l’anima.
“Dal caos nascono le stelle danzanti”, aveva detto all’inizio. Chiude la porta, trattiene lo sguardo su quel piccolo universo e sorride: domani il caos tornerà a danzare.
